“Il Divo”
2008: Il Divo di Paolo Sorrentino
Ritratto di un potente, leggendariamente enigmatico e indecifrabile, ma soprattutto affresco di un’Italia del passato che spiega l’Italia di oggi, l’ultimo film del regista napoletano è un piccolo gioiello che rimarrà nella storia del cinema italiano…
Rrimarrà nella nostra memoria sia per ciò che dice sia per come lo dice (“un cinema italiano finalmente adulto, autorevole, coraggioso” ‘Corriere della Sera’).
“Il Divo è un film eccezionale, coraggioso nel linguaggio cinematografico e nell’impatto politico” scrive Boris Sollazzo: come non concordare?
Il film ha trionfato al Festival “Per il cinema italiano” di Bari, ideato e diretto da Felice Laudadio (conquistando ben sette premi: miglior film, regia, sceneggiatura, colonna sonora, fotografia,scenografia, costumi). Ma innumerevoli i riconoscimenti attribuitigli (Premio della Giuria a Cannes, 5 Ciak d’oro, e poi numerosi Nastri d’Argento e David di Donatello…).
Con Il Divo ritorna il cinema di denuncia civile-sociale-politica, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra migliore industria cinematografica.
Magnifica analisi del Potere a cui tutto si sacrifica (forse anche la coscienza) condotta in chiave grottesca e quasi surreale: sembra incredibile quanto ci viene mostrato ma Paolo Sorrentino lo rende credibilissimo miscelando sapientemente immaginazione ipotesi impressioni intuizioni fatti. Il “divo Giulio” come metafora dell’Italia, farsa e tragedia al contempo.
Ritmo febbrile, montaggio serrato, inquadrature che ricordano l’arte espressionista, fotografia splendida, grande ricercatezza formale (sostanziale e non banale), atmosfera rarefatta, colonna sonora in perfetta sinergia con le immagini, performance da applauso dell’intero cast… caratterizzano questo lavoro che al Festival di Cannes non solo ha ricevuto quasi dieci minuti di applausi all’anteprima ma ha conquistato la stampa internazionale (e infatti il film ha trovato la distribuzione in Francia Belgio Olanda Grecia Inghilterra).
Giganteggia la prestazione di Toni Servillo, novello Gian Maria Volontè: impossibile fare meglio. Straordinario e irriconoscibile, meriterebbe tutti i premi a disposizione, nessuno escluso.
Il monologo-confessione dai toni insolitamente accesi (e che rivelano più l’uomo che il politico) e la scena in cui marito e moglie assistono al concerto di Renato Zero in televisione sono due momenti di grandissimo cinema che difficilmente dimenticheremo (ma molte sono le scene indimenticabili: la presentazione a mo’ di western della corrente democristiana, la carrellata in chiave pulp con gli omicidi in sequenza di Pecorelli Lima Dalla Chiesa Falcone Moro, le notturne passeggiate solitarie…). Un film che fa riflettere e discutere, che angoscia e ci indigna: ritratto, tra il fantastico e il reale, di un personaggio per cui è impossibile non provare contemporaneamente fascino e repulsione, attrazione e paura; quadro di un’Italia a cui tutto scivola addosso senza lasciare traccia, un’Italia sempre più difficile da amare.
p.s.: Bello e suggestivo l’uso delle didascalie che si ribaltano, si specchiano e girano intorno ai vari personaggi.
Pubblicato su Cineocchio
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Regia: Paolo Sorrentino
Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Cast: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Piera Degli Esposti, Michele Placido, Paolo Graziosi, Aldo Ralli, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Alberto Cracco, Giorgio Colangeli, Lorenzo Gioielli, Gianfelice Imparato, Massimo Popolizio, Giovanni Vettorazzo
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: Teho Teardo
Produzione: Lucky Red, Indigo Film, Babe Film , Parco Film
Distribuzione: Lucky Red
Paese: Italia (2008)
Genere: biografico (biopic)
Durata: 110′ circa
Uscita Italia: 28 Maggio 2008
Trama:
Un uomo-dio, in simbiosi con il potere: Giulio Andreotti. Presidente del Consiglio in Italia per 14 anni. Vecchio è ancora in piedi, pacato, ambiguo, buffo, spietato, corroso, corrotto, malvagio, immutabile. Senza timori e incutendone negli altri perpetua la propria calma e serena idilliaca situazione dominante, passando fra stragi, politica, mafia, famiglia e non solo…
La biografia, con l’occhio di Sorrentino, sulla vita di Giulio Andreotti, passando per l’ Italia (M.).
Note:
Giulio Andreotti è stato protagonista della politica italiana, ricoprendo più volte diversi incarichi politici: Presidente del Consiglio per 7 volte, Ministro della Difesa, Ministro degli Esteri, Ministro delle Finanze, Ministro del Bilancio e tanti, davvero tanti, altri. Chiamato “Divo Giulio” dal giornalista Mino Pecorelli con riferimenti a Giulio Cesare e alla sua sacralità nella politica. Condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa per i reati compiuti fino al 1980, reati però estinti per prescrizione. Diverse altre accuse sulle spalle, fra cui la partecipazione all’ Omicidio Pecorelli, prosciolto dopo l’annullamento della sentenza d’appello. Andreotti è nel Senato italiano dal 1948 e lo è ancora oggi come Senatore a vita.



Un film che mescola perfettamente pubblico e privato e fornisce un quadro di questa nostra Italia tutt’altro che lusinghiero, un film che ti fa quasi vergognare di appartenere a una nazione dove possono accadere cose simili. Da vedere e rivedere, tecnicamente una delle cose migliori che il cinema abbia recentemente prodotto. Toni Servillo ha ricevuto tutti i premi disponibili in Italia ma meriterebbe tutti quelli in giro per i mondo.
Un’ottima sceneggiatura, una colonna sonora encomiabile, una padronanza della macchina perfetta, un cast superlativo… caratterizzano il miglior film italiano degli ultimi anni e che fanno di Sorrentino il nostro regista più importante
Una regia magistrale che meglio non potrebbe rendere il clima dell’Italia nel suo passato non tanto lontano. Un affresco perfetto che fa riflettere e che dà nuova fiducia e speranza a chi ama il cinema italiano. Toni Servillo è un gigante della recitazione.